|
|
 |
Zafferano d’Abruzzo |
|
Viene coltivato in un’area limitata della regione in prossimità dell’Aquila, comprendente i territori di Navelli, Civitaretenga, Caporciano, Bominaco, Tussio, Castelnuovo, Prata d’Ansidonia, San Pio delle Camere, Barisciano, Poggio Picenze.
LA STORIA:
Il fiore di zafferano veniva già raffigurato nei papiri degli egizi nel II secolo a.C. e nelle pitture sui muri della reggia minoica di Cnosso a Creta. Lo zafferano veniva usato come prodotto medicinale, mentre poi venne anche usato come ingrediente gastronomico.
Nel Trecento, arrivò in Abruzzo, grazie ad un monaco domenicano, padre Santucci, che piantò a Navelli, una quantità di bulbi raccolti a Toledo, in Spagna.
I terreni ed il microclima erano particolarmente adatti a questo tipo di coltivazione e, con il passare del tempo, lo zafferano di Navelli prese caratteristiche particolari distiguendosi così dalle altre varietà.
Oggi la coltivazione di zafferano, che fino all’età degli anni’ 50 era coltivato da gran parte delle famiglie è stata affidata a piccoli produttori riuniti nella cooperativa Altopiano e deve difendersi dalla concorrenza con gli altri prodotti provenienti dalla Spagna, Turchia, Iran, Marocco e Grecia ( che sono molto più economici ma di bassa qualità).
Le caratteristiche:
La pianta di zafferano, ha bisogno di terreni calcarei o calcarei-argillosi, molto permeabili ed di un clima freddo e secco. Il territorio di Navelli, si contraddistingue grazie all’azione di correnti provenienti dal mare, che garantiscono un inverno mite.
Questo prodotto, appartiene alla famiglia delle Iridacee; nasce appunto in un bulbo, che si ricava nei campi dove l’anno precedente è stata coltivata la pianta e si semina in terreni vergini ( in cui non sia già cresciuto lo zafferano da almeno otto anni) ad una profondità di 30 centimetri.
C’è bisogno di circa 130- 150 quintali di bulbi per ettaro e già dopo 40 giorni spuntano i primi fiori. La raccolta avviene in maniera manuale e va eseguita durante le prime ore del mattino, quando le corolle appaiono ancora chiuse.
Dopo della raccolta, si procede con la mondatura, che avviene manualmente anch’essa, e consiste nel separare lo stima dal fiore; dopodiché, il materiale pulito viene sottoposto a seccatura in un setaccio, sospeso sulla brace, ad altezza di 20 centimetri circa, di durata 20 minuti. Occorrono circa duecentomila fiori e 400 ore di lavoro per ottenere 1 chilo di zafferano, da ciò è comprensibile anche il costo elevato del prodotto, che supera i 6 milioni al chilo.
|
| |
|